venerdì 2 novembre 2012

"Choosyland"




Sono trascorsi solo pochissimi giorni dal 22 ottobre ribattezzato "the choosy day" quando il ministro del lavoro Elsa Fornero ha preso parte al convegno dell’Assolombarda eppure il suo discorso rituona periodicamente in tutti i salotti televisivi.

La Fornero analizza nel corso del dibattito il tema del lavoro giovanile sostenendo che oggigiorno, spesso, i giovani risultano essere un po’ troppo choosy, subito trasformato dai media nell’italiano "schizzinosi".

La vera traduzione della parola "choosy" usata dal ministro è:
1.esigente
2.pignolo
3.incontentabile.
Una grande fetta di pubblico giovanile e non solo è stata subito pronta ad accanirsi contro il ministro.
I primi a discuterne, ovviamente, sono stati gli stessi "colleghi" politici. Infatti Vendola, ad esempio, interpreta le sue parole come "ragazzi arrangiatevi!"; Casini sostiene che le parole della Fornero non facciano altro che alimentare odio sociale e la rete generazionale sinistra accusa il ministro di non conoscere realmente i giovani. Qualcuno si è, infine, attaccato alla situazione di vantaggio che vivono i suoi figli rispetto ai giovani italiani quasi come se una persona per analizzare il mondo abbia bisogno di vivere necessariamente la medesima situazione. Se così fosse nessuno dovrebbe parlare di ricchezza, povertà, malattia e di tutto ciò che non si possiede nonché farsi un mea culpa se si è riusciti a posizionarsi in un modo favorevole.  Questo è tipico in Italia, criticare ma non accettare di essere criticati, sfociando due volte su tre nell'attacco alle sfaccettature della persona attaccata non inerenti al contesto del diverbio.
Ma è realmente questo lo scopo di Elsa: schierarsi contro la classe giovanile in un clima, poi, di scarso lavoro?
Proviamo ad analizzare la vicenda da un altro punto di vista. Innanzitutto inizierei col precisare che, rileggendo il discorso della Fornero in maniera completa, il termine choosy meglio si adatterebbe all’italiano "esigente".
Il ministro, infatti, sottolinea quanto una buona fetta della popolazione giovanile, dinanzi ad un colloquio di lavoro, talvolta il primo, si mostri non disponibile a giorni, orari, mansioni e compensi propostigli, in poche parole a volte esige decidere le condizioni.
Viviamo in un paese illuso dal soldo facile e molti son quelli che vorrebbero lavorare poco, essere ad un livello avanzato e percepire un lauto stipendio.
Ma è questa una situazione possibile? Sebbene qualcuno riesca ad averla vinta a riguardo bisognerebbe, specie alle prime esperienze, far prevalere la propria voglia di fare, la propria passione ed iniziare ad entrare a far parte di un mondo, quello lavorativo che è una continua graduatoria, una lotta nella "Savana" della nostra società senza esclusioni di colpi. Ciò che prevale è l'aspetto macchiavellico della corsa al posizione lavorativa tanto auspicata. 
Vista da quest’altro punto di vista sembrerebbe il monito del ministro essere un vero e proprio sprono alla classe giovanile  per incitarlo a fare di più, ad essere più collaborativi verso una nazione che è già in fortissime difficoltà. Però la collaborazione il ministro non dovrebbe chiederla solo alla generazione che avanza.



2 commenti:

  1. Detta così, non si può far altro che darle ragione...ma non sono d'accordo sul non attaccarla personalmente, perchè se i suoi figli hanno delle buone posizioni non è sicuramente perchè si sono "arrangiati" o accontentati (certo sarà anche merito suo). Ma questa è l'Italia, non mi spiego perchè continuiamo a sorprenderci ogni volta.

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  2. eh, è una triste verità. Sarà dura cambiare questa mentalità, perchè non credo esista ancora qualcuno che rifiuti un posto di lavoro fisso per non ledere la propria dignità...

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